Stretta: < per x=y, λ∈(0,1). Concava: −f convessa.
Lineare: convessa e concava. Ogni norma è convessa.
Criterio del gradiente
f convessa su S⟺f(y)≥f(x)+∇f(x)⊤(y−x)f convessa su S⟺f(y)≥f(x)+∇f(x)⊤(y−x)
per ogni x,y∈S, con S aperto e convesso e f∈C1(S).
Teorema della media e formula di Taylor
Sia D⊆Rn aperto e convesso. La classe C0(D) è quella delle funzioni continue. Se f∈C1(D), le derivate parziali esistono e sono continue, quindi il gradiente è definito. Se f∈C2(D), esiste l'Hessiana ed è continua. Qui servono C1 e C2.
I due teoremi scrivono f(y) con i dati in x e con un punto intermedio z del segmento fra x e y. Per f∈C1(D) vale il teorema della media:
In una variabile dice che la pendenza della retta per (x,f(x)) e (y,f(y)) è f′(z) per un certo z fra x e y. Il punto z esiste, ma non si sa dove sia, e dipende da x e da y.
Teorema della media in una variabile
xyzx
f
tangente in z
retta per i due punti
La tangente in z è parallela alla retta per i due punti del grafico. Se y si sposta, si sposta anche z.
La convessità di D serve perché z stia in D: se D non è convesso, z può cadere fuori e lì il gradiente non è definito.
Un dominio non convesso
xyzx1x2
D aperto
segmento da x a y
Se D non è convesso, il punto z fra x e y può cadere fuori da D, dove f non è definita.
Per f∈C2(D) vale il teorema di Taylor, con l'Hessiana calcolata in z:
con z=x+θ(y−x) come sopra. Una funzione di y è lineare o quadratica solo se i coefficienti non dipendono da y. Qui z dipende da y, quindi con x fissato il secondo membro del teorema della media non è in generale una funzione lineare di y, e quello di Taylor non è in generale una funzione quadratica di y.
Il polinomio di Taylor di grado 2 in un punto fissato xˉ usa invece l'Hessiana in xˉ:
La matrice ∇2f(xˉ) non dipende da y, quindi è una funzione quadratica di y.
Gradiente e Hessiana di funzioni lineari e quadratiche
Calcolare derivate prime e seconde è meccanico. Conta saper scrivere subito gradiente e Hessiana delle funzioni lineari, quadratiche e dei minimi quadrati. Si guarda il caso di una variabile e lo si riporta in Rn controllando le dimensioni: il gradiente è un vettore con n componenti, l'Hessiana una matrice n×n.
Funzione lineare. In una variabile c è uno scalare; in Rn è c∈Rn. Il gradiente è un vettore, quindi è c e non c⊤; l'Hessiana è la matrice nulla.
Ax ha n componenti, come deve avere il gradiente. La simmetria non toglie generalità. Uno scalare coincide con il suo trasposto, quindi x⊤Ax=x⊤A⊤x, e
x⊤Ax=x⊤BxB=21(A+A⊤)x⊤Ax=x⊤BxB=21(A+A⊤)
dove B è simmetrica.
Minimi quadrati. Qui A e b hanno un altro significato: A è una matrice m×n qualsiasi (anche con m>n), x∈Rn e b∈Rm. Compare nella regressione lineare, quando si adattano dei dati con una funzione lineare.
Il gradiente ha n componenti. A⊤ ha n righe e m colonne e Ax−b ha m componenti, quindi il prodotto è definito e dà un vettore con n componenti. L'Hessiana A⊤A è n×n.
Matrici definite, semidefinite, indefinite
Per una matrice quadrata A si guarda il segno della forma quadratica x⊤Ax:
definita positiva se x⊤Ax>0 per ogni x=0; definita negativa se x⊤Ax<0 per ogni x=0;
semidefinita positiva se x⊤Ax≥0 per ogni x; semidefinita negativa se x⊤Ax≤0 per ogni x;
indefinita se esistono x,y∈Rn con x⊤Ax>0 e y⊤Ay<0.
Se A è simmetrica, gli autovalori sono reali e il segno si legge su di essi. È definita positiva se e solo se tutti gli autovalori sono maggiori di zero e semidefinita positiva se e solo se sono tutti maggiori o uguali a zero. Per i casi negativi i segni si rovesciano: definita negativa se tutti sono minori di zero, semidefinita negativa se tutti sono minori o uguali a zero. È indefinita se e solo se ha un autovalore positivo e uno negativo.
Forma quadratica di A=diag(1,μ)
1μangolo del vettore x
x⊤Ax
zero
Sui vettori di norma 1 la forma quadratica varia fra gli autovalori 1 e μ. Muovendo μ: positivo, definita positiva; nullo, semidefinita positiva; negativo, indefinita.
Funzione lineare. La sua Hessiana è la matrice nulla, e x⊤0x=0 per ogni x: è sia semidefinita positiva sia semidefinita negativa.
La matrice A⊤A. Per ogni y:
y⊤A⊤Ay=(Ay)⊤(Ay)=∥Ay∥22≥0
Quindi A⊤A è semidefinita positiva. È definita positiva se e solo se ∥Ay∥2=0 implica y=0, cioè se il sistema omogeneo Ay=0 ha la sola soluzione nulla, cioè se rk(A)=n, il numero delle variabili. Se n>m il rango è al più m<n, quindi A⊤A è solo semidefinita positiva.
Funzioni convesse
Le funzioni convesse e concave si studiano solo su un insieme S convesso, cioè tale che (1−λ)x+λy∈S per x,y∈S e λ∈[0,1].
Per f(x)=x2, con dominio R, si prendono x1,x2 sull'asse e i punti P1=(x1,f(x1)) e P2=(x2,f(x2)) del grafico in R2. Un punto del segmento che li unisce è P=(1−λ)P1+λP2, con λ∈[0,1]. Ha ascissa (1−λ)x1+λx2 e ordinata (1−λ)f(x1)+λf(x2). Per la parabola quell'ordinata sta sopra il grafico, qualunque siano i due punti. Questa proprietà diventa la definizione.
Il segmento sopra il grafico
P1P2Px
f
segmento P1P2
Per una funzione convessa il punto del segmento sta sopra il punto del grafico con la stessa ascissa. Per una lineare coincidono, per una concava si invertono.
Una funzione f è convessa su S convesso se per ogni x,y∈S e λ∈[0,1]
È strettamente convessa se la disuguaglianza è stretta per x=y e λ∈(0,1). È concava se −f è convessa, quindi i versi si rovesciano: ≥ e, per la stretta, >.
Per una funzione convessa di una variabile il grafico sta sopra ogni retta tangente:
f(x)≥f(x0)+f′(x0)(x−x0)
La retta tangente in x0 è l'insieme dei punti (x,y)∈R2 con y=f(x0)+f′(x0)(x−x0). In Rn la derivata diventa il gradiente e la retta diventa l'iperpiano tangente, nello spazio Rn+1 in cui sta il grafico, con x∈Rn e y∈R:
T={(x,y)∈Rn+1:y=f(x0)+∇f(x0)⊤(x−x0)}
Il grafico sopra la tangente
Convessa
x
grafico
tangente in x0
Non convessa
x
grafico
tangente in x0
Una funzione convessa sta sopra ogni sua tangente. Nella seconda, per x0 vicino a 0, il grafico scende sotto la tangente.
Questa proprietà caratterizza la convessità. Sia S aperto e convesso e f∈C1(S). Allora f è convessa su S se e solo se per ogni x,y∈S
f(y)≥f(x)+∇f(x)⊤(y−x)
Se f è convessa. Per λ∈(0,1] la definizione, con il punto x+λ(y−x), dà
f(x+λ(y−x))≤(1−λ)f(x)+λf(y)
Si porta f(x) a sinistra e si divide per λ>0:
λf(x+λ(y−x))−f(x)≤f(y)−f(x)
Con d=y−x il primo membro è il rapporto incrementale di f in x lungo d. Per λ→0+ tende alla derivata direzionale, che esiste perché f è differenziabile e vale ∇f(x)⊤d. Il secondo membro non dipende da λ, quindi ∇f(x)⊤d≤f(y)−f(x), che è la tesi.
Se vale la disuguaglianza. Siano x,y∈S, λ∈(0,1) e z=(1−λ)x+λy. Si applica l'ipotesi alle coppie (z,x) e (z,y):