Dati un insieme S⊆Rn e un punto X∈Rn, proiettare X su S vuol dire trovare il punto di S a distanza minima da X. Poi si ricavano le condizioni di ottimalità per i vincoli lineari, le KKT, e con quelle si calcola la distanza di un punto da un iperpiano.
La proiezione è un problema di ottimizzazione: con X fissato si minimizza, per Y∈S, la distanza euclidea o il suo quadrato:
x∗=argY∈Smin∥X−Y∥2
La proiezione è ben definita solo se il problema ha una soluzione e questa è unica.
Proiezione di X su S
Xx∗Yx1x2
S
∥X−x∗∥
∥X−Y∥
La proiezione x∗ è il punto di S più vicino a X. Muovendo Y dentro S, la distanza da X non scende mai sotto quella di x∗.
Proposizione. Se S è chiuso, convesso e non vuoto, la proiezione di X su S esiste ed è unica. Non serve che S sia limitato.
Dimostrazione. Sia f(Y)=∥X−Y∥2. Se ∥Y∥→+∞ allora f(Y)→+∞, quindi f è coerciva su Rn e perciò anche su S. Poiché S è chiuso e non vuoto, il problema ha soluzione. Per l'unicità
∇f(Y)=2(Y−X),∇2f(Y)=2I
e 2I è definita positiva, quindi f è strettamente convessa. Su un insieme convesso una funzione strettamente convessa ha al più un minimo. ■
Si può così definire l'operatore di proiezione sugli insiemi chiusi, convessi e non vuoti.
Direzioni ammissibili in un insieme convesso
Un minimo locale di f su S non ha direzioni che siano insieme di discesa e ammissibili. Se S è convesso, le direzioni ammissibili si trovano subito.
Proposizione. Se S è convesso e x,x^∈S con x^=x, la direzione d=x^−x è ammissibile in x, e x+td∈S per ogni t∈[0,1].
Dimostrazione. Il punto x+td=(1−t)x+tx^ è una combinazione convessa di due punti di S, quindi appartiene a S per la convessità. ■
Vincoli lineari e teoremi dell'alternativa
Il caso scatolare e il simplesso hanno una forma particolare, che ha permesso di ragionare con le direzioni ammissibili. Con vincoli lineari generali, di disuguaglianza e di uguaglianza, il problema è
xminf(x)ai⊤x−bi≤0,i=1,…,mgj⊤x−cj=0,j=1,…,p
In forma compatta Ax−b≤0 e Gx−c=0, con A∈Rm×n di righe ai⊤ e G∈Rp×n di righe gj⊤. Le disuguaglianze si scrivono sempre con ≤.
Se xˉ è un minimo locale, non esiste una direzione ammissibile di discesa. Questo equivale a dire che un sistema di equazioni e disequazioni lineari in d non ha soluzione: la discesa è ∇f(xˉ)⊤d<0 e l'ammissibilità si scrive con relazioni lineari.
I teoremi dell'alternativa (non studiati) mettono in relazione due sistemi lineari: il primo ha soluzione se e solo se il secondo non ne ha. Servono perché è più semplice gestire l'esistenza di una soluzione che la sua non esistenza. Il sistema delle direzioni ammissibili di discesa non ha soluzione, quindi ne ha l'altro sistema, e da lì si arriva alle condizioni KKT.
La lagrangiana
Si associa un moltiplicatore a ogni vincolo: λ∈Rm alle disuguaglianze e μ∈Rp alle uguaglianze. La lagrangiana è
L(x,λ,μ)=f(x)+λ⊤(Ax−b)+μ⊤(Gx−c)
Esempio. Con due disuguaglianze e un'uguaglianza lineari i moltiplicatori sono tre: λ1,λ2 e μ1. La funzione obiettivo può essere non lineare. Per f(x)=5x13−2x22+3x3−x1x4 e le disuguaglianze 6x1+3x2−3x3+4x4−5≤0 e 5x1−x2−x3−2x4+1≤0, con l'uguaglianza lasciata in forma generica
Le quattro condizioni sono l'ammissibilità, l'annullamento del gradiente della lagrangiana, la complementarità e il segno dei moltiplicatori delle disuguaglianze. I moltiplicatori μˉ delle uguaglianze non hanno vincoli di segno.
Il gradiente rispetto a x ha n componenti. I termini λ⊤(Ax−b) e μ⊤(Gx−c) sono lineari in x e derivano in A⊤λ e G⊤μ: la trasposta serve perché A⊤ è n×m e λ ha m componenti. Quindi
∇xL(x,λ,μ)=∇f(x)+A⊤λ+G⊤μ
Complementarità. Ogni λˉi è non negativo e ogni vincolo ai⊤xˉ−bi è non positivo, quindi ogni prodotto è non positivo. La loro somma è zero soltanto se ogni prodotto è zero:
λˉi(ai⊤xˉ−bi)=0,i=1,…,m
Quindi un vincolo non attivo, cioè con <0, ha moltiplicatore nullo, e un moltiplicatore positivo indica un vincolo attivo, cioè con =0. Un fattore diverso da zero obbliga l'altro a esserlo: da qui il nome.
Proposizione (senza dimostrazione). Se f è convessa le condizioni KKT sono anche sufficienti: un punto che le soddisfa è un minimo globale.
Vincoli scatolari con le KKT
Le condizioni trovate con le direzioni ammissibili per ℓi≤xi≤ui, con ℓi<ui, si ricavano ora per via algebrica. I vincoli vanno scritti con ≤0:
xi−ui≤0,ℓi−xi≤0
I vincoli sono 2n, quindi servono 2n moltiplicatori non negativi: λ+∈Rn per i limiti superiori e λ−∈Rn per quelli inferiori, dove il segno ricorda il cambio di verso. La lagrangiana, scritta per esteso, è
xˉi=ℓi: allora xˉi<ui, quindi λˉi+=0 e ∂xi∂f(xˉ)=λˉi−≥0;
xˉi=ui: allora xˉi>ℓi, quindi λˉi−=0 e ∂xi∂f(xˉ)=−λˉi+≤0;
ℓi<xˉi<ui: entrambi i vincoli sono non attivi, quindi i due moltiplicatori sono nulli e ∂xi∂f(xˉ)=0.
Sono le stesse tre condizioni di prima, ottenute da un'altra strada.
Classificazione e iperpiano ottimo
Ogni paziente di un insieme ha etichetta +1 se ha una patologia e −1 se non ce l'ha. Si vuole un modello che separi i due gruppi: un nuovo paziente riceve l'etichetta dal lato dell'iperpiano in cui cade.
Gli iperpiani di separazione sono infiniti. Uno troppo vicino a una classe separa in modo poco convincente. Il criterio naturale è metterlo a metà, equidistante dalle due classi: è l'iperpiano ottimo. Per definirlo serve saper calcolare la distanza di un punto da un iperpiano.
Un iperpiano di separazione
−1−1−1+1+1+1x1x2
H
L'iperpiano ottimo è equidistante dai punti più vicini delle due classi. Spostando H, una distanza cresce e l'altra cala: sono uguali solo a metà.
La distanza di un punto da un iperpiano
Un iperpiano di Rn è
H={x∈Rn:v⊤x+b=0}
con v∈Rn non nullo, il vettore normale, e b∈R uno scalare, non il vettore dei termini noti di Ax−b. In R2 è una retta, e dalla geometria la distanza di un punto X dalla retta è ∣v1X1+v2X2+b∣/v12+v22. In Rn la stessa espressione si scrive con il prodotto scalare.
Proposizione. La distanza di X∈Rn da H è
dist(X,H)=∥v∥∣v⊤X+b∣
Dimostrazione. La distanza di X da H è la distanza dalla sua proiezione su H, cioè dalla soluzione di
xmin21∥x−X∥2conv⊤x+b=0
La funzione è strettamente convessa e H è chiuso, convesso e non vuoto, quindi la proiezione x∗ esiste ed è unica. Il vincolo è lineare e la funzione è convessa, quindi le KKT sono necessarie e sufficienti. C'è un solo vincolo, di uguaglianza: un moltiplicatore μ1, senza complementarità né segno.
L(x,μ1)=21∥x−X∥2+μ1(v⊤x+b)
Le KKT sono l'annullamento del gradiente e l'ammissibilità:
x∗−X+μ1v=0v⊤x∗+b=0x∗−X+μ1v=0v⊤x∗+b=0
La prima dà x∗=X−μ1v. Sostituita nella seconda,
v⊤X−μ1∥v∥2+b=0⟹μ1=∥v∥2v⊤X+b
e quindi
∥x∗−X∥=∣μ1∣∥v∥=∥v∥∣v⊤X+b∣■
Distanza di X da H
Xx∗vx1x2
H
La distanza di X da H è la lunghezza del segmento fino alla sua proiezione x∗, che è parallelo al vettore normale v.
Dimostrazioni
Dimostrati: esistenza e unicità della proiezione; direzione ammissibile in un insieme convesso; distanza di un punto da un iperpiano.
Senza dimostrazione: condizioni KKT per vincoli lineari; sufficienza delle KKT per f convessa; teoremi dell'alternativa.