Una comunicazione riesce se il segnale arriva al ricevitore abbastanza forte rispetto al rumore. Il rapporto segnale-rumore (SNR, signal to noise ratio) misura proprio questo: è il rapporto fra la potenza del segnale utile e quella del rumore, e di solito si dà in decibel.
La probabilità di errorePe è la probabilità che il ricevitore legga un messaggio diverso da quello inviato, per esempio 1 al posto di 0, a causa del rumore o delle interferenze del canale. Al crescere dell'SNR la probabilità di errore cala, quindi per sbagliare poco serve un SNR alto. L'andamento cambia da sistema a sistema, ma resta decrescente.
Per alzare l'SNR si aumenta la potenza del segnale o si abbassa quella del rumore: cavi schermati, una distanza minore fra sorgente e ricevitore, meno interferenze fra segnali. Si può anche scegliere caso per caso: quando una trasmissione ha la priorità si punta a un SNR più alto. Energia e potenza servono a misurare queste prestazioni.
Richiamo: sequenze e valore medio
A tempo discreto l'impulsoδn vale 1 per n=0 e 0 altrove. Il gradinoun vale 0 per n<0 e 1 per n≥0. La sequenza rettangolare, xn=1 per n=0,1,…,N−1, ha durata N. La triangolare, xn=N−∣n∣ per −N<n<N, ha durata 2N−1. Traslazione e scalatura verticale agiscono come nel caso continuo. La scalatura orizzontale è diversa e si vede più avanti.
Il valore medio aiuta a leggere energia e potenza. Con durata finita e supporto fra a e b si integra il segnale sul supporto e si divide per la durata. Per una sequenza si sommano gli N campioni del supporto, numerati da 0 a N−1, e si divide per N:
Con durata infinita si media su una finestra di durata Δt centrata nell'origine, che poi si allarga all'infinito. A tempo discreto la finestra va da −N a N:
Il modulo serve se il segnale è complesso, perché dà un numero reale. Per un segnale reale si toglie, perché il quadrato è già non negativo. L'energia non è mai negativa e può essere infinita. Un segnale è di energia se 0<Ex<+∞.
L'impulso discreto ha un solo campione non nullo, che vale 1, quindi Ex=1. Nella rect il quadrato vale ancora 1 sul supporto, quindi l'energia è l'area del rettangolo, cioè 1. Nella tri «base per altezza diviso due» è l'area sotto la tri, non l'energia: serve l'area sotto il suo quadrato, che non è più un triangolo. Il quadrato è simmetrico, quindi si integra una metà e si raddoppia, con tri(t)=1−t per 0≤t≤1:
L'energia è l'area sotto il quadrato, non sotto il segnale. Per la rect le due aree coincidono, per la tri il quadrato è più basso. Il selettore sceglie il segnale.
Un segnale costante x(t)=c=0 su tutto l'asse non è di energia: somma contributi ∣c∣2 su un intervallo illimitato, e l'integrale diverge. Un segnale non nullo, limitato e di durata strettamente finita è sempre di energia. Con durata infinita dipende da quanto in fretta il segnale tende a zero.
Durata infinita ed energia finita
Sia x(t)=Ae−αtu−1(t), con A reale non nullo e α>0. Il gradino lo annulla per t<0, quindi l'integrale parte da 0. Il modulo si toglie, perché il segnale è reale:
Il segnale è di energia anche se in senso stretto ha durata infinita. Il supporto in senso stretto è l'insieme dei t in cui x(t)=0, e la durata è la sua misura: qui è infinita. Per un segnale che tende a zero si dà una definizione più larga: il supporto è l'insieme dei t in cui ∣x(t)∣ non è trascurabile, dopo aver fissato quando lo è, per esempio per ∣x(t)∣<10−5. La durata dipende allora dalla soglia. Quindi i segnali limitati di durata finita, e quelli che tendono a zero abbastanza in fretta, sono di energia.
Segnali impulsivi
Un segnale è impulsivo se l'integrale del suo modulo è finito:
∫−∞+∞∣x(t)∣dt<+∞
Le classi dei segnali di energia e dei segnali impulsivi si sovrappongono largamente, ma non coincidono. Ogni segnale non nullo, limitato e di durata strettamente finita, come la rect e la tri, appartiene a entrambe. Esistono però segnali impulsivi che non sono di energia: per classificare un segnale si calcolano entrambi gli integrali, del modulo e del modulo quadro.
Potenza
La potenza è l'energia calcolata su un intervallo di durata Δt centrato nell'origine, divisa per Δt, al tendere di Δt all'infinito: un'energia media per unità di tempo. Ha la forma del valore medio di un segnale di durata infinita, con ∣x∣2 al posto di x.
La durata infinita da sola non decide la classe: l'esponenziale causale ha durata infinita ed è di energia, la costante è di potenza.
Energia e potenza in una finestra che si allarga
x(t)=e−αtu−1(t)
Δt
energia nella finestra
Ex
divisa per Δt
x(t)=c
Δt
energia nella finestra
divisa per Δt: Px
Nell'esponenziale l'energia nella finestra si ferma a Ex e, divisa per Δt, tende a zero. Nella costante cresce senza limite e il rapporto resta c2. α sposta Ex, c la potenza.
Segnali periodici
Un segnale periodico di periodo T ripete uguale il suo periodo principale g(t). La replica g(t−nT) è g traslato di nT, a destra se n>0 e a sinistra se n<0. Il segnale è la somma di tutte le repliche:
Il segnale periodico si ricostruisce sommando le repliche di g(t) traslate dei multipli di T. Le repliche si aggiungono una coppia alla volta.
Un segnale periodico non nullo, con g di energia finita, ha durata infinita ed è di potenza. Poiché si ripete uguale, la media si fa su un solo periodo e il limite sparisce:
Px=T1∫−T/2T/2∣x(t)∣2dt
Va bene un periodo qualunque, il più comodo per il calcolo.
Potenza di un coseno
Sia x(t)=Acos(2πf0t+φ), con T=1/f0. È periodico e reale, quindi basta un periodo e il modulo si toglie. Per linearizzare il quadrato si usa l'identità del coseno, con θ un angolo qualunque:
cos2θ=21+cos2θ
Il termine a frequenza doppia ha area nulla su un periodo:
Il primo addendo ha altezza 1, centro 3 e larghezza 1, quindi supporto [5/2,7/2]. Nel secondo si raccoglie il coefficiente di t, per separare traslazione e scalatura:
2rect(2t−1)=2rect(21(t−2))
Ha centro 2, larghezza 2 e altezza 2, quindi supporto [1,3]. Dove i supporti si sovrappongono i valori si sommano, quindi conviene disegnare la somma punto per punto: vale 2 fra 1 e 5/2, 3 fra 5/2 e 3, 1 fra 3 e 7/2. Nei punti di salto il valore assegnato non cambia l'energia, perché un punto isolato non ha area.
Si eleva al quadrato ogni tratto e si somma, per ciascuno, altezza al quadrato per larghezza: