Un sistema lineare stazionario a tempo continuo ha ingresso u∈Rp, stato x∈Rn e uscita y∈Rq. La forma esplicita (FE) dà stato e uscita al tempo t in funzione dello stato iniziale e dell'ingresso applicato fra t0 e t:
Φ e Ψ sono le matrici di transizione dello stato e dell'uscita; H e W le risposte impulsive dello stato e dell'uscita. Le dimensioni sono Φ∈Rn×n, H∈Rn×p, Ψ∈Rq×n, W∈Rq×p.
Le funzioni compaiono solo come differenze, t−t0 e t−τ: è la stazionarietà. Conta il tempo trascorso, non l'istante assoluto, quindi si può fissare t0=0 e abbreviare x0=x(t0).
La risposta impulsiva
Con un ingresso e un'uscita si applica u(τ)=δ(τ). L'integrale pesca il valore del nucleo nel punto dell'impulso:
∫t0tW(t−τ)δ(τ)dτ=W(t)
L'uscita all'impulso è W: la risposta impulsiva. Con q uscite è un vettore di q componenti, e il significato non cambia.
Con p ingressi un vettore di impulsi (δ,…,δ)⊤ restituisce la somma delle colonne di W, senza distinguerle. Si dà quindi l'impulso a un ingresso per volta e si lasciano nulli gli altri: la prova j restituisce la colonna Wj(t). Dopo p prove si ha l'intera W∈Rq×p. Lo stesso vale per H.
Due condizioni di coerenza
Stato iniziale. In t=t0 la formula deve restituire x(t0), cioè x(t0)=Φ(0)x(t0). Quindi Φ(0)=I.
Separazione. Lo stato in t si può ottenere in due modi: direttamente da t0, oppure arrivando a t1 e ripartendo da x(t1) come stato iniziale. I due risultati devono coincidere per ogni x(t0) e ogni ingresso. Sostituendo x(t1) nel secondo modo:
per t0≤τ≤t1≤t. La prima è la proprietà di semigruppo: la transizione complessiva è il prodotto delle transizioni dei due tratti, in ordine temporale. Non è una somma: con t=t1=t0 una somma darebbe I=2I.
Causalità e memoria
Il risultato non può dipendere dal futuro. Se si porta l'estremo superiore dell'integrale a t+T, il risultato non deve cambiare. Succede solo se W(t−τ)=0 per τ>t, cioè
H(s)=0,W(s)=0per s<0
Il nucleo W(t−τ) è W riflessa rispetto a τ e traslata in t: a destra di t vale zero, quindi l'ingresso futuro viene moltiplicato per zero.
Il nucleo pesa anche il passato. Dove W(t−τ) è piccolo, l'ingresso di quegli istanti conta poco nell'uscita. Più lunga è la coda di W, più a lungo il sistema ricorda gli ingressi passati: W misura la memoria del sistema.
Il nucleo pesa l'ingresso
τ
ingresso u(τ)
nucleo W(t−τ)
prodotto W(t−τ)u(τ)
L'uscita in t è l'area sotto il prodotto W(t−τ)u(τ), e il futuro non conta. Con il nucleo del circuito RC, più RC è piccolo, meno pesano gli ingressi lontani.
Dalla forma esplicita alla forma implicita
I modelli fisici contengono derivate. Nel circuito RC un generatore u è in serie con un resistore R e un condensatore C, con uscita la tensione vC. La maglia dà u−Ri−vC=0 e il condensatore i=Cv˙C, quindi
RCv˙C=u−vC
Anche vC(t) dipende dal valore iniziale e dall'ingresso fra t0 e t, come nella forma esplicita. Si cerca allora come riscrivere la forma esplicita con le derivate: si deriva x(t).
L'estremo superiore dipende da t e l'integrando anche, quindi serve la regola di Leibniz. L'estremo inferiore è costante e non contribuisce:
Il limite è una matrice n×n che non dipende da t: lims→0Φ˙(s)=Φ˙(0), se Φ˙ è continua in 0. Si pongono A=Φ˙(0) e B=H(0)∈Rn×p, e resta
x˙(t)=Ax(t)+Bu(t)
L'uscita non contiene derivate: y(t)=Cx(t)+Du(t), con Ψ(t)=CΦ(t) e W(t)=CH(t)+Dδ(t). Si ottiene la forma implicita (FI):
{x˙(t)=Ax(t)+Bu(t)y(t)=Cx(t)+Du(t)(t0,x(t0))
con A∈Rn×n, B∈Rn×p, C∈Rq×n, D∈Rq×p. Le equazioni da sole non scelgono una traiettoria: serve la condizione iniziale (t0,x(t0)). Un modello con derivata seconda, come Mp¨=F−kp˙, non è ancora in questa forma e va riscritto come sistema del primo ordine.
Risolvere la forma implicita
Nel caso scalare, x˙=ax+bu con a,b∈R. L'equazione omogenea x˙=ax ha soluzione x(t)=eatK, e da x(t0) segue K=e−at0x(t0). Il contributo dell'ingresso si trova con la variazione dei parametri:
x(t)=ea(t−t0)x(t0)+∫t0tea(t−τ)bu(τ)dτ
Nel circuito RC, con a=−1/RC e b=1/RC, un ingresso costante u da t0=0 dà vC(t)=vC(0)e−t/RC+u(1−e−t/RC).
Circuito RC: evoluzione libera e forzata
t
evoluzione libera
risposta forzata
vC(t)
Il primo termine parte da vC(0) e decade con costante di tempo RC. Il secondo parte da zero e tende a u. La loro somma è la tensione del condensatore.
Nel caso matriciale la soluzione ha la stessa forma, con eAt al posto di eat. L'esponenziale di matrice si definisce con la serie
eAt=k=0∑∞k!Aktk
Le potenze sono potenze di matrice: eAtnon è la matrice degli eaijt. Solo se A è diagonale la serie agisce sulla diagonale, e eAt=diag(ea11t,…,eannt).
Derivando la serie termine a termine e raccogliendo A, a sinistra o a destra:
dtdeAt=AeAt=eAtA
Quindi eA(t−t0)x(t0)+∫t0teA(t−τ)Bu(τ)dτ risolve la FI. Confrontata con la forma esplicita, dà Φ(t)=eAt e H(t)=eAtB. FE e FI sono equivalenti.
Autovalori e modi
Per calcolare eAt si diagonalizza A. Un autovalore λ e un suo autovettore u=0 soddisfano Au=λu, cioè (A−λI)u=0. Una soluzione non nulla esiste solo se A−λI è singolare:
det(A−λI)=0
È un'equazione di grado n. Nel caso più semplice ha n radici reali distinte λ1,…,λn, con autovettori ui indipendenti, che non vanno confusi con l'ingresso u(t). Con autovalori ripetuti non è garantito trovare n autovettori indipendenti, e senza di essi non si diagonalizza.
Si mettono gli autovettori nelle colonne di U e gli autovalori sulla diagonale di Λ. Le righe di U−1 sono v1,…,vn:
A=UΛU−1=i=1∑nλiuiviviuj={10i=ji=j
Le potenze si semplificano perché U−1U=I fra i fattori: Ak=UΛkU−1. Sostituendo nella serie:
eAt=UeΛtU−1=i=1∑neλituivi
Con ingresso nullo e ci=vix0, l'evoluzione libera è una somma di esponenziali:
x(t)=eAtx0=i=1∑ncieλitui
Ogni eλitui è un modo naturale: lo stato si muove lungo ui, con ampiezza che varia come eλit. I numeri ci sono le componenti dello stato iniziale lungo gli autovettori.
Esempio in R2. Con λ1=1 e λ2=−1 l'evoluzione libera è
x(t)=(et+e−t4et+2e−t)=et(14)+e−t(12)
I vettori che moltiplicano gli esponenziali sono i modi: u1=(1,4)⊤ con c1=1 e u2=(1,2)⊤ con c2=1. Lungo u1 l'ampiezza cresce, lungo u2 si accorcia. Lo stato è la somma vettoriale dei due moti. A t=0 è x0=(2,6)⊤, e c1, c2 sono le componenti di x0 lungo u1 e u2: si leggono tracciando da x0 le parallele ai due autovettori.