Con stato iniziale nullo Y(s)=W(s)U(s), e la risposta impulsiva è l'antitrasformata di W(s). Sia
W(s)=s(s+1)s−1=−s1+s+12
I residui sono lims→0sW(s)=−1 e lims→−1(s+1)W(s)=2, quindi W(t)=(−1+2e−t)δ−1(t): una costante più un esponenziale che si spegne, limitata. Con l'ingresso costante u(t)=2δ−1(t), cioè U(s)=2/s, il polo in 0 diventa doppio:
Risposta impulsiva limitata e ingresso limitato non bastano a dare un'uscita limitata. Il termine −2t viene da R12/s2: il polo in 0 è doppio perché è sia di W(s) sia di U(s).
Ingresso costante e uscita che diverge
t
ingresso u(t)=2
risposta impulsiva W(t)
uscita y(t)
La risposta impulsiva è limitata, ma con ingresso costante l'uscita scende senza limite.
Un ingresso che parte in ritardo
Un ingresso costante che comincia in t=1 è u(t)=2δ−1(t−1), e per la regola del ritardo U(s)=2e−s/s. Per un sistema più semplice, con W(s)=1/(s+1):
Y(s)=e−ss(s+1)2
Il fattore e−s non è una funzione razionale, quindi Y(s) nel suo insieme non ha uno sviluppo in fratti semplici. Si lascia da parte il fattore, come se non ci fosse, e non lo si include nel calcolo dei residui. Si antitrasforma la parte razionale e solo alla fine si ritarda il risultato:
s(s+1)2=s2−s+12
che ha antitrasformata (2−2e−t)δ−1(t). Ritardata di 1:
y(t)=(2−2e−(t−1))δ−1(t−1)
Il gradino ritardato moltiplica l'espressione intera: scritto su un solo termine, l'altro sembrerebbe valere anche prima di t=1. Si mette su tutti i termini, o su nessuno.
Un ingresso rettangolare
Un ingresso di ampiezza 3 attivo fra t=1 e t=2 è la differenza di due gradini ritardati. In s non c'è più la divisione del tempo in tratti, e la funzione si scrive intera:
Con W(s)=1/(s+1) compaiono due ritardi diversi, ma la stessa funzione razionale:
Y(s)=s(s+1)3(e−s−e−2s)
Si studia un pezzo solo. 3/(s(s+1)) ha antitrasformata 3(1−e−t)δ−1(t), la risposta a un gradino di ampiezza 3. La si ritarda di 1 e si sottrae la stessa ritardata di 2:
La risposta al rettangolo è la differenza di due risposte al gradino, la seconda ritardata di più. Allungando il rettangolo con d la somma sale più in alto prima di ricadere.
Leggere l'uscita negli intervalli
In un dato istante contano solo i termini già partiti. Scritta per intervalli, la risposta è
y(t)=⎩⎨⎧0y1(t)y1(t)+y2(t)t<11≤t<2t≥2
I gradini ritardati dentro i termini fanno questa scelta da soli. Per t≥2 i due termini si sommano e y(t)=3(1−e−1)e−(t−2), che tende a 0. Il valore dell'intera risposta si legge dopo il ritardo maggiore, quando tutti i termini sono partiti.
Il ritardo puro non è razionale
Un sistema che restituisce l'ingresso dopo T ha y(t)=u(t−T), quindi W(s)=e−sT. Per un sistema lineare stazionario a dimensione finita W(s)=C(sI−A)−1B+D è invece razionale, e e−sT non lo è: il ritardo puro non si ottiene da un modello di stato con matrici finite. Non gli mancano linearità, stazionarietà o causalità, ma la dimensione finita: per restituire l'ingresso dopo T dovrebbe ricordarne tutto l'andamento nell'ultimo intervallo di durata T.
Nei calcoli si tratta come un ritardo qualunque, e non cambia se sta nell'ingresso o nel sistema: compare comunque il fattore e−sT.
Quando serve una funzione razionale, e−sT si sostituisce con un'approssimazione razionale, detta di Padé. Resta un'approssimazione: non è il ritardo.
La risposta forzata a tempo discreto
Un sistema a tempo discreto è x(t+1)=Ax(t)+Bu(t), y(t)=Cx(t)+Du(t), con t intero. La risposta forzata è una somma, come a tempo continuo è un integrale:
x(t)=Atx0+τ=0∑t−1At−1−τBu(τ)
Le matrici della forma esplicita sono Φ(t)=At, H(t)=At−1B, W(t)=CAt−1B per t≥1 e W(0)=D, la risposta impulsiva. Per un ingresso dato, per esempio il gradino, bisogna calcolare la somma. Come con Laplace, si passa a un dominio in cui la somma diventa un prodotto. La trasformata deve essere lineare e invertibile in modo univoco: a ogni f(t) una sola trasformata, e a ogni trasformata una sola f(t).
La trasformata Z
Per una funzione f(t) del tempo intero, nulla prima di 0:
F(z)=Z[f(t)]=t=0∑∞f(t)z−t
con z complesso. Somiglia a Laplace: la somma al posto dell'integrale, la potenza z−t al posto di e−st. Esiste per ∣z∣>ρf, con ρf il raggio di convergenza. La variabile temporale discreta si indica qui con t, altri testi usano k, e la forma non cambia.
La trasformata è lineare, perché la somma lo è: Z[αf+βg]=αF(z)+βG(z).
Confrontando con la trasformata della forma esplicita, il termine con x0 è la risposta libera, e quello con U(z) la forzata. Poiché la trasformata è invertibile, le due scritture coincidono termine a termine:
Φ(z)=Z[At]=(zI−A)−1z
Anche per At c'è quindi una strada senza autovettori: si antitrasforma (zI−A)−1z. Per la risposta forzata, H(t)=At−1B è AtB ritardata di un passo, quindi il fattore z−1 del ritardo cancella lo z di Φ(z):
H(z)=z−1Φ(z)B=(zI−A)−1B
La somma di convoluzione diventa il prodotto H(z)U(z), e la funzione di trasferimento ha la stessa struttura di quella continua, con z al posto di s:
W(z)=C(zI−A)−1B+D
Impulso e gradino
L'impulso discreto δ(t) vale 1 per t=0 e 0 altrove. Nella somma resta il solo termine t=0, che vale z0=1:
Z[δ(t)]=1
Come a tempo continuo, un impulso in ingresso dà in uscita W(z), la trasformata della risposta impulsiva.
Il gradino δ−1(t) vale 1 per ogni t≥0, e la sua trasformata è una serie geometrica di ragione z−1:
La serie converge se e solo se ∣z−1∣<1, cioè ∣z∣>1. Qui ρf=1.
Somme parziali della serie del gradino
t
somma parziale ∑τ=0tz−τ
termine z−t
limite z/(z−1)
Per z reale maggiore di 1 i termini si spengono e le somme parziali salgono verso z/(z−1), più lentamente vicino a 1. Sotto 1 i termini crescono e le somme non hanno limite.
Due differenze con Laplace. Al posto dell'ascissa di convergenza c'è un raggio: la convergenza dipende dal modulo di z, non dalla fase. E il gradino 1/s, strettamente proprio, diventa z/(z−1): razionale, ma con numeratore e denominatore dello stesso grado, quindi non strettamente proprio.