Massa, molla e smorzatore: risposta libera e forzata
Sistemi Dinamici
Da un modello fisico alla forma di stato
Un modello si scrive come x˙=Ax+Bu, y=Cx+Du se è lineare e stazionario, e sono due verifiche distinte. Se non è lineare la forma non esiste. Se è lineare ma non stazionario le matrici dipendono dal tempo: A(t), B(t), C(t).
Un corpo di massa M, legato a una molla di rigidezza km e a uno smorzatore di coefficiente kA, disposto in verticale e con p misurata verso l'alto, risente anche del peso:
Mp¨=F−kAp˙−kmp−Mg
Il termine −Mg non è una combinazione lineare di p, p˙ e F: una retta che non passa per l'origine non è lineare. Il termine costante c'è perché lo zero di p sta dove la molla è a riposo, mentre il corpo lasciato libero si ferma più in basso, dove la molla compensa il peso. Si prende come zero quella posizione. Con F=0, p˙=0 e p¨=0 si ha
pe=−kmMgp~=p−pepe=−kmMgp~=p−pe
Sostituendo p=p~+pe i due termini costanti si cancellano, perché −kmpe−Mg=0:
Mp~¨=F−kAp~˙−kmp~
È un cambio di coordinate, non di base: si sposta lo zero e gli assi restano. In generale un termine costante che impedisce la forma lineare si prova a togliere così.
Stato e uscita
L'equazione è del secondo ordine, quindi lo stato è la posizione e la sua derivata. L'ingresso è la forza, u=F:
x=(p~p~˙)A=(0−Mkm1−MkA)B=(0M1)
Se il problema non assegna l'uscita, la si sceglie fra le grandezze che interessa misurare: qui la posizione, C=(10) e D=0. Anche una somma di posizione e velocità è lecita: i suoi coefficienti hanno unità di misura che nelle matrici non si scrivono e che la rendono coerente.
Autovettori. Per ogni λi si risolve (A−λiI)ui=0. La matrice è singolare, quindi le due equazioni sono dipendenti e ne basta una: la prima riga dice che la seconda componente è λi volte la prima. Moltiplicare un autovettore per uno scalare non nullo non cambia il sottospazio che genera, quindi si pone la prima componente uguale a 1. La seconda riga è verificata perché λi2+kAλi+1=0.
ui=(1λi)U=(1λ11λ2)
Con λ2−λ1=21 si inverte U. Le righe vi di U−1 danno i coefficienti ci=vix0, con x0=(x01x02)⊤:
Il radicale si lascia scritto: con un valore approssimato di λi la matrice A−λiI non è più singolare e l'unica soluzione è ui=0.
Evoluzione libera con kA=5
x0x1x2
stato x(t)
direzione di u1
direzione di u2
Il modo lungo u1 si spegne in fretta, poi lo stato torna all'origine lungo u2. Trascinando x0 la traiettoria si piega sempre su u2, tranne se parte su u1.
L'esponenziale come antitrasformata
L'esponenziale eAt si ottiene anche antitrasformando Φ(s)=[sI−A]−1, senza autovettori. Con kA=5, invertendo con l'aggiunta trasposta:
Φ(s)=s2+5s+11(s+5−11s)
Il denominatore è il polinomio caratteristico con s al posto di λ. Le due radici sono semplici, quindi nessuna si semplifica e restano entrambe. Con i residui Ri=lims→λi(s−λi)Φ(s):
eAt=R1eλ1t+R2eλ2t
Ogni residuo è il prodotto colonna per riga uivi della diagonalizzazione. La via in s richiede molti meno calcoli e basta quando serve solo l'espressione di xL(t)=eAtx0. La diagonalizzazione costa di più, ma separa i modi e ne mostra le direzioni: l'informazione si paga in calcoli.
Un autovalore doppio
Con kA=2 il polinomio è (λ+1)2, quindi λ=−1 con molteplicità algebrica 2. La matrice
A+I=(1−11−1)
ha rango 1: c'è un solo autovettore indipendente, u=(1−1)⊤, la molteplicità geometrica è 1, minore di quella algebrica, e A non è diagonalizzabile. Con gli autovettori non si va avanti, con Φ(s) sì:
Φ(s)=(s+1)21(s+2−11s)
Il numeratore ha elementi senza il fattore s+1, quindi il denominatore non si semplifica: il polinomio minimo è (s+1)2 e la radice doppia resta. Così Φ(s) rivela da sola che A non è diagonalizzabile. Si scrivono tutte le potenze, da 2 a 1, con G(s)=(s+1)2Φ(s):
Con N=A+I, dalla tabella delle trasformate 1/(s+1) dà e−t e 1/(s+1)2 dà te−t:
eAt=e−t(I+tN)N2=0eAt=e−t(I+tN)N2=0
A t=0 vale I, come deve essere perché xL(0)=x0. In generale un autovalore di indice r, cioè di molteplicità r nel polinomio minimo m(s), dà un esponenziale moltiplicato per un polinomio in t di grado r−1. Qui r=2 con un solo autovettore, e il polinomio è di primo grado. La posizione dipende da entrambe le componenti iniziali:
p~(t)=e−t[x01+(x01+x02)t]
Se x01+x02=0, lo stato iniziale è un multiplo dell'autovettore e il termine in t sparisce.
Posizione con autovalore doppio, x01=1
t
posizione p~(t)
e−t
Con x02=−1 lo stato iniziale sta sull'autovettore e la posizione è un esponenziale puro; negli altri casi compare anche il termine te−t.
Risposta forzata a un ingresso costante
Con x0=0 la risposta forzata è xF(t)=∫0tH(t−τ)u(τ)dτ, e in trasformata
U(s) esiste per Re(s)>0 e H(s) per Re(s)>−1. Il prodotto vive nell'intersezione, Re(s)>0, e il valore che delimita il semipiano, qui 0, è l'ascissa di convergenza. Antitrasformando con lo sviluppo in fratti semplici e la tabella non occorre usarlo.
Lo sviluppo ha un polo semplice in 0 e uno doppio in −1, e i residui sono vettori 2×1. Per il polo doppio G(s)=(s+1)2XF(s)=(−10/s−10)⊤, e R22=G(−1), R21=G′(−1):
XF(s)=(−100)s1+(100)s+11+(10−10)(s+1)21
Antitrasformando, per t≥0:
xF(t)=(−10+10e−t+10te−t−10te−t)
L'uscita è la prima componente, perché C=(10):
yF(t)=−10+10(1+t)e−t
La costante −10 non viene dal legame diretto ingresso-uscita, che è nullo (D=0): è il residuo in 0, che dipende da tutto il sistema. L'ingresso passa per la dinamica e ricompare in uscita.
Risposta forzata a u=−10
t
yF(t)
legge dell'ingresso: −10
leggi del sistema: 10(1+t)e−t
La risposta somma la legge dell'ingresso, una costante, e le leggi del sistema, e−t e te−t. Non compaiono altre funzioni del tempo.
Da dove vengono le leggi nel tempo
Nella risposta compaiono le leggi dei poli del sistema, e−t e te−t dal polo doppio in −1, e quella del polo dell'ingresso, la costante dal polo in 0. I coefficienti dipendono da sistema e ingresso insieme, e qualche termine può annullarsi: un modo non eccitabile o non osservabile non compare. Ma non nascono leggi nuove: i poli di XF(s)=H(s)U(s) sono fra quelli dei due fattori.
Così un ingresso costante aggiunge all'uscita una costante, un ingresso u=t un polinomio di primo grado, una sinusoide una sinusoide. Se in uscita serve un andamento sinusoidale, o lo ha già il sistema nei suoi modi, o lo si applica in ingresso.