Lezione 10 · Canale 1 · giovedì 15 ottobre 2026

Massa, molla e smorzatore: risposta libera e forzata

Sistemi Dinamici

Da un modello fisico alla forma di stato

Un modello si scrive come x˙=Ax+Bu\dot x=Ax+Bu, y=Cx+Duy=Cx+Du se è lineare e stazionario, e sono due verifiche distinte. Se non è lineare la forma non esiste. Se è lineare ma non stazionario le matrici dipendono dal tempo: A(t)A(t), B(t)B(t), C(t)C(t).

Un corpo di massa MM, legato a una molla di rigidezza kmk_m e a uno smorzatore di coefficiente kAk_A, disposto in verticale e con pp misurata verso l'alto, risente anche del peso:

Mp¨=F−kAp˙−kmp−MgM\ddot p=F-k_A\dot p-k_mp-Mg

Il termine −Mg-Mg non è una combinazione lineare di pp, p˙\dot p e FF: una retta che non passa per l'origine non è lineare. Il termine costante c'è perché lo zero di pp sta dove la molla è a riposo, mentre il corpo lasciato libero si ferma più in basso, dove la molla compensa il peso. Si prende come zero quella posizione. Con F=0F=0, p˙=0\dot p=0 e p¨=0\ddot p=0 si ha

pe=−Mgkmp~=p−pe\begin{gathered} p_e=-\frac{Mg}{k_m}\\ \tilde p=p-p_e \end{gathered}

Sostituendo p=p~+pep=\tilde p+p_e i due termini costanti si cancellano, perché −kmpe−Mg=0-k_mp_e-Mg=0:

Mp~¨=F−kAp~˙−kmp~M\ddot{\tilde p}=F-k_A\dot{\tilde p}-k_m\tilde p

È un cambio di coordinate, non di base: si sposta lo zero e gli assi restano. In generale un termine costante che impedisce la forma lineare si prova a togliere così.

Stato e uscita

L'equazione è del secondo ordine, quindi lo stato è la posizione e la sua derivata. L'ingresso è la forza, u=Fu=F:

x=(p~p~˙)A=(01−kmM−kAM)B=(01M)\begin{gathered} x=\begin{pmatrix}\tilde p\\\dot{\tilde p}\end{pmatrix}\\ A=\begin{pmatrix}0&1\\-\tfrac{k_m}{M}&-\tfrac{k_A}{M}\end{pmatrix}\\ B=\begin{pmatrix}0\\\tfrac1M\end{pmatrix} \end{gathered}

Se il problema non assegna l'uscita, la si sceglie fra le grandezze che interessa misurare: qui la posizione, C=(1  0)C=(1\ \ 0) e D=0D=0. Anche una somma di posizione e velocità è lecita: i suoi coefficienti hanno unità di misura che nelle matrici non si scrivono e che la rendono coerente.

Due modi aperiodici

Si fissano M=km=1M=k_m=1 e si lascia libero kAk_A:

A=(01−1−kA)B=(01)C=(10)D=0\begin{gathered} A=\begin{pmatrix}0&1\\-1&-k_A\end{pmatrix}\\ B=\begin{pmatrix}0\\1\end{pmatrix}\\ C=\begin{pmatrix}1&0\end{pmatrix}\\ D=0 \end{gathered}

Il polinomio caratteristico e gli autovalori sono

det⁡(λI−A)=λ2+kAλ+1λ1,2=−kA±kA2−42\begin{gathered} \det(\lambda I-A)=\lambda^2+k_A\lambda+1\\ \lambda_{1,2}=\frac{-k_A\pm\sqrt{k_A^2-4}}{2} \end{gathered}

Per kA>2k_A>2 sono reali, distinti e negativi; per kA=1k_A=1 sono una coppia complessa e il modo è pseudoperiodico. Con kA=5k_A=5:

λ1=−5−212≈−4,79λ2=−5+212≈−0,21\begin{aligned} \lambda_1&=\frac{-5-\sqrt{21}}{2}\approx-4{,}79\\ \lambda_2&=\frac{-5+\sqrt{21}}{2}\approx-0{,}21 \end{aligned}

Autovettori. Per ogni λi\lambda_i si risolve (A−λiI)ui=0(A-\lambda_iI)u_i=0. La matrice è singolare, quindi le due equazioni sono dipendenti e ne basta una: la prima riga dice che la seconda componente è λi\lambda_i volte la prima. Moltiplicare un autovettore per uno scalare non nullo non cambia il sottospazio che genera, quindi si pone la prima componente uguale a 11. La seconda riga è verificata perché λi2+kAλi+1=0\lambda_i^2+k_A\lambda_i+1=0.

ui=(1λi)U=(11λ1λ2)\begin{gathered} u_i=\begin{pmatrix}1\\\lambda_i\end{pmatrix}\\ U=\begin{pmatrix}1&1\\\lambda_1&\lambda_2\end{pmatrix} \end{gathered}

Con λ2−λ1=21\lambda_2-\lambda_1=\sqrt{21} si inverte UU. Le righe viv_i di U−1U^{-1} danno i coefficienti ci=vix0c_i=v_ix_0, con x0=(x01  x02)⊤x_0=(x_{01}\ \ x_{02})^\top:

U−1=121(λ2−1−λ11)c1=λ2x01−x0221c2=x02−λ1x0121\begin{gathered} U^{-1}=\frac1{\sqrt{21}}\begin{pmatrix}\lambda_2&-1\\-\lambda_1&1\end{pmatrix}\\ c_1=\frac{\lambda_2x_{01}-x_{02}}{\sqrt{21}}\\ c_2=\frac{x_{02}-\lambda_1x_{01}}{\sqrt{21}} \end{gathered}

L'evoluzione libera è la somma dei due modi:

xL(t)=c1eλ1tu1+c2eλ2tu2x_L(t)=c_1e^{\lambda_1t}u_1+c_2e^{\lambda_2t}u_2

Il radicale si lascia scritto: con un valore approssimato di λi\lambda_i la matrice A−λiIA-\lambda_iI non è più singolare e l'unica soluzione è ui=0u_i=0.

Evoluzione libera con

−1−0,8−0,6−0,4−0,200,20,40,60,811,2−1−0,8−0,6−0,4−0,200,20,40,60,811,2
  • stato
  • direzione di
  • direzione di
Il modo lungo si spegne in fretta, poi lo stato torna all'origine lungo . Trascinando la traiettoria si piega sempre su , tranne se parte su .

L'esponenziale come antitrasformata

L'esponenziale eAte^{At} si ottiene anche antitrasformando Φ(s)=[sI−A]−1\Phi(s)=[sI-A]^{-1}, senza autovettori. Con kA=5k_A=5, invertendo con l'aggiunta trasposta:

Φ(s)=1s2+5s+1(s+51−1s)\Phi(s)=\frac1{s^2+5s+1}\begin{pmatrix}s+5&1\\-1&s\end{pmatrix}

Il denominatore è il polinomio caratteristico con ss al posto di λ\lambda. Le due radici sono semplici, quindi nessuna si semplifica e restano entrambe. Con i residui Ri=lim⁡s→λi(s−λi)Φ(s)R_i=\lim_{s\to\lambda_i}(s-\lambda_i)\Phi(s):

eAt=R1eλ1t+R2eλ2te^{At}=R_1e^{\lambda_1t}+R_2e^{\lambda_2t}

Ogni residuo è il prodotto colonna per riga uiviu_iv_i della diagonalizzazione. La via in ss richiede molti meno calcoli e basta quando serve solo l'espressione di xL(t)=eAtx0x_L(t)=e^{At}x_0. La diagonalizzazione costa di più, ma separa i modi e ne mostra le direzioni: l'informazione si paga in calcoli.

Un autovalore doppio

Con kA=2k_A=2 il polinomio è (λ+1)2(\lambda+1)^2, quindi λ=−1\lambda=-1 con molteplicità algebrica 22. La matrice

A+I=(11−1−1)A+I=\begin{pmatrix}1&1\\-1&-1\end{pmatrix}

ha rango 11: c'è un solo autovettore indipendente, u=(1  −1)⊤u=(1\ \ -1)^\top, la molteplicità geometrica è 11, minore di quella algebrica, e AA non è diagonalizzabile. Con gli autovettori non si va avanti, con Φ(s)\Phi(s) sì:

Φ(s)=1(s+1)2(s+21−1s)\Phi(s)=\frac1{(s+1)^2}\begin{pmatrix}s+2&1\\-1&s\end{pmatrix}

Il numeratore ha elementi senza il fattore s+1s+1, quindi il denominatore non si semplifica: il polinomio minimo è (s+1)2(s+1)^2 e la radice doppia resta. Così Φ(s)\Phi(s) rivela da sola che AA non è diagonalizzabile. Si scrivono tutte le potenze, da 22 a 11, con G(s)=(s+1)2Φ(s)G(s)=(s+1)^2\Phi(s):

Φ(s)=R11s+1+R12(s+1)2\Phi(s)=\frac{R_{11}}{s+1}+\frac{R_{12}}{(s+1)^2} R12=G(−1)=(11−1−1)=A+IR11=G′(−1)=I\begin{aligned} R_{12}&=G(-1)=\begin{pmatrix}1&1\\-1&-1\end{pmatrix}=A+I\\ R_{11}&=G'(-1)=I \end{aligned}

Con N=A+IN=A+I, dalla tabella delle trasformate 1/(s+1)1/(s+1) dà e−te^{-t} e 1/(s+1)21/(s+1)^2 dà t e−tt\,e^{-t}:

eAt=e−t (I+tN)N2=0\begin{gathered} e^{At}=e^{-t}\,(I+tN)\\ N^2=0 \end{gathered}

A t=0t=0 vale II, come deve essere perché xL(0)=x0x_L(0)=x_0. In generale un autovalore di indice rr, cioè di molteplicità rr nel polinomio minimo m(s)m(s), dà un esponenziale moltiplicato per un polinomio in tt di grado r−1r-1. Qui r=2r=2 con un solo autovettore, e il polinomio è di primo grado. La posizione dipende da entrambe le componenti iniziali:

p~(t)=e−t[x01+(x01+x02) t]\tilde p(t)=e^{-t}\bigl[x_{01}+(x_{01}+x_{02})\,t\bigr]

Se x01+x02=0x_{01}+x_{02}=0, lo stato iniziale è un multiplo dell'autovettore e il termine in tt sparisce.

Posizione con autovalore doppio,

00,511,522,533,544,555,5600,511,5
  • posizione
Con lo stato iniziale sta sull'autovettore e la posizione è un esponenziale puro; negli altri casi compare anche il termine .

Risposta forzata a un ingresso costante

Con x0=0x_0=0 la risposta forzata è xF(t)=∫0tH(t−τ)u(τ) dτx_F(t)=\int_0^tH(t-\tau)u(\tau)\,d\tau, e in trasformata

XF(s)=H(s) U(s)H(s)=Φ(s)B\begin{gathered} X_F(s)=H(s)\,U(s)\\ H(s)=\Phi(s)B \end{gathered}

Per kA=2k_A=2, H(s)H(s) è la seconda colonna di Φ(s)\Phi(s), perché B=(0  1)⊤B=(0\ \ 1)^\top. Un ingresso costante u=−10u=-10 applicato da t=0t=0 ha U(s)=−10/sU(s)=-10/s:

H(s)=1(s+1)2(1s)U(s)=−10s\begin{gathered} H(s)=\frac1{(s+1)^2}\begin{pmatrix}1\\s\end{pmatrix}\\ U(s)=-\frac{10}{s} \end{gathered} XF(s)=(−10s(s+1)2−10(s+1)2)X_F(s)=\begin{pmatrix}-\dfrac{10}{s(s+1)^2}\\[6pt]-\dfrac{10}{(s+1)^2}\end{pmatrix}

U(s)U(s) esiste per Re⁡(s)>0\operatorname{Re}(s)>0 e H(s)H(s) per Re⁡(s)>−1\operatorname{Re}(s)>-1. Il prodotto vive nell'intersezione, Re⁡(s)>0\operatorname{Re}(s)>0, e il valore che delimita il semipiano, qui 00, è l'ascissa di convergenza. Antitrasformando con lo sviluppo in fratti semplici e la tabella non occorre usarlo.

Lo sviluppo ha un polo semplice in 00 e uno doppio in −1-1, e i residui sono vettori 2×12\times1. Per il polo doppio G(s)=(s+1)2XF(s)=(−10/s  −10)⊤G(s)=(s+1)^2X_F(s)=(-10/s\ \ -10)^\top, e R22=G(−1)R_{22}=G(-1), R21=G′(−1)R_{21}=G'(-1):

XF(s)=(−100)1s+(100)1s+1+(10−10)1(s+1)2\begin{aligned} X_F(s)={}&\begin{pmatrix}-10\\0\end{pmatrix}\frac1s +\begin{pmatrix}10\\0\end{pmatrix}\frac1{s+1}\\ &+\begin{pmatrix}10\\-10\end{pmatrix}\frac1{(s+1)^2} \end{aligned}

Antitrasformando, per t≥0t\ge0:

xF(t)=(−10+10e−t+10t e−t−10t e−t)x_F(t)=\begin{pmatrix}-10+10e^{-t}+10t\,e^{-t}\\-10t\,e^{-t}\end{pmatrix}

L'uscita è la prima componente, perché C=(1  0)C=(1\ \ 0):

yF(t)=−10+10 (1+t) e−ty_F(t)=-10+10\,(1+t)\,e^{-t}

La costante −10-10 non viene dal legame diretto ingresso-uscita, che è nullo (D=0D=0): è il residuo in 00, che dipende da tutto il sistema. L'ingresso passa per la dinamica e ricompare in uscita.

Risposta forzata a

012345678−10−50510
  • legge dell'ingresso:
  • leggi del sistema:
La risposta somma la legge dell'ingresso, una costante, e le leggi del sistema, e . Non compaiono altre funzioni del tempo.

Da dove vengono le leggi nel tempo

Nella risposta compaiono le leggi dei poli del sistema, e−te^{-t} e t e−tt\,e^{-t} dal polo doppio in −1-1, e quella del polo dell'ingresso, la costante dal polo in 00. I coefficienti dipendono da sistema e ingresso insieme, e qualche termine può annullarsi: un modo non eccitabile o non osservabile non compare. Ma non nascono leggi nuove: i poli di XF(s)=H(s)U(s)X_F(s)=H(s)U(s) sono fra quelli dei due fattori.

Così un ingresso costante aggiunge all'uscita una costante, un ingresso u=tu=t un polinomio di primo grado, una sinusoide una sinusoide. Se in uscita serve un andamento sinusoidale, o lo ha già il sistema nei suoi modi, o lo si applica in ingresso.

Formulario

Posizione di equilibrio

pe=−Mgkmp~=p−pe\begin{gathered} p_e=-\frac{Mg}{k_m}\\ \tilde p=p-p_e \end{gathered}

Dopo lo spostamento

Mp~¨=F−kAp~˙−kmp~M\ddot{\tilde p}=F-k_A\dot{\tilde p}-k_m\tilde p

Stato, con M=km=1M=k_m=1

A=(01−1−kA)A=\begin{pmatrix}0&1\\-1&-k_A\end{pmatrix} B=(01), C=(10)B=\begin{pmatrix}0\\1\end{pmatrix},\ C=\begin{pmatrix}1&0\end{pmatrix}

Autovalori e autovettori

λ2+kAλ+1=0\lambda^2+k_A\lambda+1=0 ui=(1λi)u_i=\begin{pmatrix}1\\\lambda_i\end{pmatrix}

Φ(s)\Phi(s) con kA=5k_A=5

1s2+5s+1(s+51−1s)\frac1{s^2+5s+1}\begin{pmatrix}s+5&1\\-1&s\end{pmatrix}

Φ(s)\Phi(s) con kA=2k_A=2, N=A+IN=A+I

Is+1+N(s+1)2\frac{I}{s+1}+\frac{N}{(s+1)^2}

Esponenziale, kA=2k_A=2

eAt=e−t(I+tN)e^{At}=e^{-t}(I+tN)

Risposta forzata, x0=0x_0=0

XF(s)=H(s)U(s)X_F(s)=H(s)U(s) H(s)=Φ(s)BH(s)=\Phi(s)B

Ingresso u=−10u=-10, kA=2k_A=2

yF(t)=−10+10(1+t)e−ty_F(t)=-10+10(1+t)e^{-t}