Nel dominio s l'uscita è Y(s)=Ψ(s)x0+W(s)U(s). Per tornare a y(t) servono le trasformate dei segnali che compaiono, cioè i modi naturali e gli ingressi, e un modo di antitrasformare senza integrali nel campo complesso. Si costruisce una piccola tabella di trasformate, i cui integrali si calcolano una volta sola, poi si scompone ogni F(s) in pezzi della tabella: la funzione del tempo si legge pezzo per pezzo.
Per esempio, con W(s)=1/(s+1) e ingresso u(t)=sinωt la risposta forzata è
Yf(s)=s+11⋅s2+ω2ω
Una grandezza fisica, per esempio una tensione, si vuole però nel tempo: serve l'antitrasformata.
Esponenziale, seno e coseno
Con λ numero complesso, l'integrale è quello del gradino con s−λ al posto di s:
L[eλt]=∫0+∞e−(s−λ)tdt=s−λ1
Converge se Re(s)>Re(λ). Con λ=0 si ritrova 1/s. D'ora in poi si lavora in un dominio dove tutte le trasformate considerate esistono, quindi la convergenza non si ricontrolla a ogni calcolo.
Seno e coseno, con ω reale, si scrivono come combinazioni di esponenziali complessi, e si usa la linearità:
Un esponenziale nel tempo sposta la trasformata: dove c'era s si scrive s−λ. Con f=1 si ritrova 1/(s−λ). Con f=sinωt o f=cosωt e λ=α reale si hanno la quarta e la quinta riga della tabella qui sotto. Con f=tn/n!, di trasformata 1/sn+1, l'ultima.
f(t)
F(s)
Condizione
eλt
1/(s−λ)
Re(s)>Re(λ)
sinωt
ω/(s2+ω2)
Re(s)>0
cosωt
s/(s2+ω2)
Re(s)>0
eαtsinωt
ω/((s−α)2+ω2)
Re(s)>α
eαtcosωt
(s−α)/((s−α)2+ω2)
Re(s)>α
eλttn/n!
1/(s−λ)n+1
Re(s)>Re(λ)
Una funzione complicata si può approssimare con un tratto della sua serie di Taylor o, se è periodica, con una somma di seni, coseni o esponenziali, e trasformare termine a termine con queste righe.
Ritardo nel tempo
Se più sistemi partono in istanti diversi, serve la trasformata di una funzione ritardata di T≥0. Si ritarda il segnale f(t)δ−1(t), nullo prima di 0, e il risultato è nullo prima di T. Senza il gradino, f(t−T) sposterebbe anche la parte di f precedente a 0. L'integrando è nullo prima di T, quindi l'integrale parte da T, e con θ=t−T diventa:
Il fattore e−sT non dipende da θ, quindi esce dall'integrale e resta F(s). C'è una simmetria: un esponenziale nel tempo è una traslazione in s, una traslazione nel tempo è un esponenziale in s.
Un segnale e la sua versione ritardata
t
f(t)δ−1(t)
f(t−T)δ−1(t−T)
f(t−T) senza gradino, prima di T
Spostando T il segnale scorre a destra senza cambiare forma e resta nullo prima di T. Senza il gradino comparirebbe anche la parte di f precedente a 0.
Antitrasformare
I modi naturali sono combinazioni delle funzioni della tabella, e lo sono anche gli ingressi usuali: costanti, sinusoidi. A parte l'impulso, le loro trasformate sono rapporti di polinomi con il numeratore di grado minore del denominatore (funzioni razionali strettamente proprie), e somme e prodotti di funzioni così lo restano. Quindi F(s) si scompone in fratti semplici, che si trovano nella tabella, e si antitrasforma termine a termine. L'antitrasformata non si calcola: si trova. Alla fine si moltiplica per δ−1(t), per ricordare che la funzione è nulla prima di 0.
Poli reali distinti
Se il denominatore ha radici reali distinte s1,…,sn, ogni fratto ha denominatore di primo grado. Deve essere strettamente proprio come F: con un fratto solo proprio, nemmeno la somma lo sarebbe. Quindi il numeratore è una costante:
F(s)=i=1∑ns−siRi
Le radici si del denominatore sono i poli di F e i numeri Ri i residui: lo sviluppo in fratti semplici si chiama anche sviluppo in poli e residui. Un esempio:
F(s)=(s+1)(s+2)s=s+1R1+s+2R2
Il metodo diretto prende il denominatore comune: il numeratore deve valere s, e si uguagliano i coefficienti dei polinomi.
R1(s+2)+R2(s+1)=(R1+R2)s+2R1+R2=s
Da R1+R2=1 e 2R1+R2=0 segue R1=−1, R2=2. Con un denominatore di grado 21 servirebbe un sistema lineare di 21 equazioni.
Conviene un'altra strada. Si moltiplica F(s) per s−si e si fa tendere s a si: tutti gli altri termini hanno ancora il fattore s−si a numeratore e si annullano, e resta soltanto Ri.
Ri=s→silim(s−si)F(s)
Sono n limiti, non un sistema. Ciascuno è la formula del residuo dell'analisi complessa. Nell'esempio:
Dalla prima riga della tabella, Ri/(s−si) ha antitrasformata Riesit, quindi
f(t)=i=1∑nRiesitδ−1(t)
e nell'esempio f(t)=(−e−t+2e−2t)δ−1(t).
Un segnale come somma di due modi
t
f(t)=−e−t+2e−2t
R1e−t, con R1=−1
R2e−2t, con R2=2
Il segnale è la somma delle leggi dei due poli, ciascuna moltiplicata per il proprio residuo.
Poli multipli
Se s1 ha molteplicità r, nello sviluppo compaiono tutte le potenze del suo fattore, da r fino a 1:
F(s)=k=1∑r(s−s1)kR1k+⋯
I puntini sono gli altri poli. Con la sola potenza r il numeratore sarebbe un polinomio, e i suoi coefficienti non si separano con i limiti. Un numeratore di grado minore di r si riscrive invece in potenze di s−s1, e ciascuna semplifica il denominatore: scrivendo tutte le potenze ogni numeratore è una costante.
Gli altri poli si trattano come prima. Per s1 si pone G(s)=(s−s1)rF(s), regolare in s1, dove (⋯) indica i termini degli altri poli:
G(s)=k=1∑rR1k(s−s1)r−k+(s−s1)r(⋯)
Derivando r−k volte, i termini con potenza di s−s1 minore di r−k spariscono e quelli con potenza maggiore valgono zero in s1: resta solo (r−k)!R1k, quindi
R1k=(r−k)!1dsr−kdr−kGs=s1
Per k=r è il limite di G, per k=r−1 la derivata prima, e così via. Dall'ultima riga della tabella, 1/(s−s1)k ha antitrasformata
(k−1)!tk−1es1t
quindi un polo multiplo dà potenze di t davanti all'esponenziale.
ogni termine si legge nella tabella, con gli stessi coefficienti. Il primo dà 2(t2/2)e−t=t2e−t:
f(t)=((t2+t−3)e−t+2e−2t)δ−1(t)
Leggi di un polo triplo in −1
t
e−t
te−t
t2e−t/2
La potenza di t sposta più avanti il massimo, ma l'esponenziale prevale e ogni legge tende a zero.
Poli complessi coniugati
Con coefficienti reali, i poli complessi sono coppie coniugate s1=α+iω e s1∗=α−iω, come per le righe del seno e del coseno. Se sono radici semplici, in campo complesso sono due poli distinti, quindi
F(s)=s−s1R1+s−s1∗R2+⋯
I residui si calcolano con i limiti, in campo complesso, e in generale sono complessi (in L[cosωt] valgono però 1/2). Poiché F è reale per s reale, F(s∗)=F(s)∗ e i due limiti sono coniugati: R2=R1∗. Se ne calcola uno solo, che si scrive R1=Ra+iRb. La somma delle due antitrasformate è reale:
Lo stesso risultato si ottiene restando in s, con i termini della tabella:
s−s1R1+s−s1∗R1∗=(s−α)2+ω22Ra(s−α)−2Rbω
I due termini del numeratore sono le righe del coseno e del seno, e per ogni coppia complessa si ragiona così. In un esercizio R1 è un numero: davanti al coseno compare il doppio della sua parte reale, e non serve ricordare la formula, perché esce dai conti.
Poli e legge nel tempo
Poli nel piano s
α+iωα−iωReIm
convergenza Re(s)>α
Antitrasformata della coppia, R1=0,4−0,3i
t
2eαt(Racosωt−Rbsinωt)
inviluppo ±2∣R1∣eαt
Trascinando il polo, α regola decadimento o crescita e ω l'oscillazione della legge nel tempo. La trasformata converge a destra dei poli.
Matrice di transizione e polinomio minimo
Lo sviluppo vale anche per una matrice di funzioni: i residui hanno le sue dimensioni, perché i termini Ri/(s−si) sommati devono dare F, e si calcolano con gli stessi limiti, elemento per elemento.
La matrice Φ(s)=[sI−A]−1=L[eAt] permette di calcolare eAt per qualunque A, senza autovalori né autovettori: si inverte sI−A e si antitrasforma. Vale anche per A non diagonalizzabile, ma dà le leggi, non gli autospazi né le direzioni dei modi.
d(s) è il polinomio caratteristico e le sue radici sono gli autovalori. Un fattore comune al determinante e a tutti gli elementi dell'aggiunta si semplifica: il denominatore che resta è il polinomio minimom(s). Ha le stesse radici di d(s), con molteplicità minori o uguali: la molteplicità di una radice in m(s) si chiama anche indice dell'autovalore. Nessuna radice sparisce, perché eAt contiene la legge eλit di ogni autovalore.
Se tutte le radici di m(s) sono semplici, eAt contiene solo esponenziali semplici e A è diagonalizzabile. Confrontando con la forma in t, il residuo di λi è la somma dei prodotti uijvij sui suoi autovettori:
In questo caso il residuo ha rango uguale alla molteplicità algebrica di λi: la molteplicità che m(s) perde si legge nel rango del residuo. Se m(s) ha una radice multipla compaiono potenze di t e A non è diagonalizzabile.
L'aggiunta è (s−1)I e il fattore s−1 si semplifica: resta m(s)=s−1, con radice semplice come per ogni matrice diagonalizzabile. Il residuo I ha rango 2, la molteplicità algebrica.
Moltiplicare per C o per B combina gli elementi di Φ(s), e il numeratore può acquisire fattori del denominatore, che si semplificano. Ogni radice che resta dà, antitrasformando, una legge nel tempo, e Ψ(t)=CeAt contiene solo le leggi dei modi osservabili, H(t)=eAtB solo quelle dei modi eccitabili. Quindi:
In Ψ(s)=CΦ(s) restano i modi osservabili, quelli che si vedono nell'uscita.
In H(s)=Φ(s)B restano i modi eccitabili, quelli che l'ingresso può attivare.
In W(s) restano, con autovalori distinti, i modi che sono insieme osservabili ed eccitabili.
Le radici del denominatore di W(s) sono i poli della funzione di trasferimento, e il grado di quel denominatore è al più n. Sono autovalori di A, ma non tutti: un autovalore che non è polo appartiene a un modo che non compare nella risposta forzata in uscita. Un polo può anche avere in W(s) molteplicità minore che in d(s).
Per esempio, se A ha autovalori distinti −1,0,1,2, allora m(s)=d(s)=(s+1)s(s−1)(s−2). Se i modi osservabili sono quelli di −1,0,1 e gli eccitabili quelli di −1,2, dopo le semplificazioni restano questi denominatori: